Non so che dire.
“So solo che ti desidero con tutta me stessa; so che se potessi darmi un morso starei già
meglio perchè il non vederti, il non sapere che fai, il solo pensare che tu possa essere
in altra compagnia che non sia mia, mi fa soffocare il respiro in gola”.
questo diceva l’ultima geisha metropolitana, mentre metteva a posto nella scarpiera laccata
rossa l’ennesimo paio di scarpe appena acquistato.
“Mi manca l’aria! Dei! Soccorretemi, perchè la vostra ultima erede sta per spirare!”
questo pensava, sprofondata nella poltrona della veranda. Una tazza fumante al suo fiando,
le mani – nervose – conserte in grembo, i capelli per la prima volta naturali. Sciolti
e pesanti le ricadevano morbidi, ma energici sulle spalle. La vestaglia di seta faticava
a restarle addosso, come se sentisse anche lei quel grido che le veniva da dentro e che
non riusciva a vomitare fuori. Non poteva! Un spalla morbidamente scoperta, se qualcuno
le fosse passato accanto in quel preciso momento le sarebbe caduto ai piedi, tale era la
sua bellezza, l’aroma caldo e avvolgente che proveniva proprio dalla sua carne: rosa, sandalo…
definire non si poteva, perchè era un odore esotico eppure così familiare da farti salire
le lacrime agli occhi.
Ricordi d’infanzia, il mare, l’erba bagnata, la legna del camino, il buio, l’amore,
la passione, il dolore… questo emanava lei. Un concentrato di vita.
Tutto questo lei lo stava lasciando andare.
“Voglio lui, voglio le sue braccia!”
Ma forsenon era quello che desideraa veramente, perchè lui lo amava, come mai aveva fatto
prima di allora. Il suo cuore era pieno di toppe per tutte le volte che aveva amato
e che si era sentita dire “Ti amo!”, ed ora si era fermata. Si era fermata sull’unico
uomo che non le aveva mai gridato, sussurrato, suggerito quelle parole.
Nemmeno allo specchio, il maligno. Eppure quegli occhi.. così diversi dai suoi.
L’aveva rapita e l’aveva portata via da sè, e adesso lateneva in ostaggio.
Quale tortura avere un corpo e non possederne più l’anima?!
“Sacrilegio: la geisha non ama senza anima. Ridonale la sua natura, quella per la quale
noi l’abbiano forgiata!”
gridavano dall’alto gl’idei. Ma lui sembrava non ascoltare, pieno com’era della sua stessa voce.
“Miei signori, un ultim desiderio. Ascoltate una donna che vi ha serviti come voi le comandavate.
Ho donato felicità e spensieratezza per pochi istanti o più a chi voi mi indicavate.
Sono stata loro regina d’amore e puttana, come voi mi avete insegnato. Adesso vi supplico:
donatemi lui, con il suo sguado, il suo fiato e il suo verbo, per me per una volta.
Donatelo a me, in presenza ed in coscienza. Fate che mi elegga nel suo cuore. Una notte.
Nulla più. Un ricordo indelebile di me. E dopo mutatemi in schiuma di mare, perchè non potrò
più esser profanata da altri; nessuno vorrà più toccarmi. Le donne innamorate sono veleni dai
quali gli uomini rifuggono, sono appestate!”
questo diceva l’ultima geisha metropolitana mentre tirava aria nei polmoni.
g.